Il dettaglio concreto: scegliere quello giusto

· Roberto Sirolo · 3 min di lettura

"La stanza era disordinata e trascurata." Il lettore capisce, ma non vede. "Sul davanzale c'era una pianta morta da così tanto tempo che la terra si era staccata dal vaso." Adesso vede la stanza, e intuisce anche qualcosa di chi ci vive. È la differenza fra un aggettivo generico e un dettaglio concreto, e sulla pagina è enorme.

Generico contro specifico

Le parole generiche (bello, disordinato, triste, vecchio, elegante) chiedono al lettore di fidarsi. I dettagli concreti gli permettono di vedere da solo. "Un uomo elegante" può essere chiunque; "un uomo con il fazzoletto nel taschino piegato a tre punte" è quell'uomo.

Il dettaglio concreto rende la scena credibile. Il lettore crede a un mondo in cui esistono cose precise, con nomi precisi.

Cosa rende un dettaglio efficace

Non tutti i dettagli concreti funzionano allo stesso modo. I migliori hanno alcune qualità:

  • sono inattesi: il lettore non se li aspettava, e quindi li nota;
  • sono specifici di questo luogo: una cucina qualsiasi ha piatti sporchi, questa cucina ha il calendario fermo a marzo di tre anni fa;
  • rivelano qualcosa: sulla persona che vive lì, sulla situazione, sul tempo passato;
  • passano attraverso i sensi: non solo la vista, anche odori, suoni, consistenze.

Uno invece di dieci

La tentazione, una volta scoperto il potere dei dettagli, è accumularne. Ma una lista di dieci dettagli precisi diventa un inventario, e il lettore perde il filo. Di solito uno o due dettagli forti bastano a far vedere un intero ambiente: il resto lo completa l'immaginazione.

Scegliere è il vero lavoro. Fra tutti i dettagli possibili, quale dice di più?

Il dettaglio filtrato dallo sguardo

In un romanzo i dettagli non sono neutri: li nota qualcuno. E ciò che un personaggio nota rivela chi è. Entrando nella stessa casa, un agente immobiliare vede le crepe nei muri, un investigatore vede la seconda tazza sul tavolo, un figlio che torna dopo anni vede che il quadro della nonna non c'è più.

Scegliere i dettagli dal punto di vista di chi guarda è il modo più semplice per renderli significativi.

Il dettaglio che torna

Un dettaglio introdotto presto può tornare più avanti con un peso nuovo. L'orologio fermo notato distrattamente nel primo capitolo diventa, a metà libro, l'indizio del giorno in cui tutto è cambiato. Questo tipo di eco lega le parti della storia e dà al lettore la sensazione che nulla sia lì per caso.

Attenzione alla precisione sbagliata

Un dettaglio concreto sbagliato fa più danni di uno generico: il nome di un'arma inesatto, un fiore che non fiorisce in quella stagione, una via che non esiste nella città reale. Il lettore che se ne accorge smette di fidarsi. Quando usi dettagli tecnici o reali, verificali.

Domande frequenti

I dettagli concreti rallentano il ritmo?

Solo se sono troppi o messi nel momento sbagliato. Un dettaglio ben scelto è rapido: una riga. Nelle scene veloci meglio pochissimi, nelle scene di sospensione se ne possono permettere di più.

Come trovo i dettagli giusti?

Osservando la realtà con attenzione e prendendo appunti: oggetti, gesti, suoni che ti colpiscono. Un taccuino di dettagli raccolti dal vero è una delle risorse più utili per chi scrive.

Anche nel fantasy servono dettagli concreti?

Ancora di più. In un mondo inventato, il lettore crede a ciò che vede in modo preciso: il sapore del pane, la stoffa dei vestiti, il suono delle campane. I dettagli concreti rendono reale ciò che non esiste.

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