Il protagonista passivo: come renderlo attivo

· Roberto Sirolo · 3 min di lettura

C'è un problema che molti beta reader segnalano senza riuscire a nominarlo: "Il protagonista non mi prende." Spesso il personaggio è ben descritto, ha un passato, una voce. Ma non fa niente. Gli eventi gli piovono addosso, gli altri decidono per lui, e alla fine qualcuno o qualcosa risolve la situazione al suo posto. È il protagonista passivo, e può spegnere anche una trama piena di avvenimenti.

Come riconoscerlo

Alcuni segnali tipici:

  • la trama avanza grazie a coincidenze, telefonate, scoperte casuali;
  • sono i personaggi secondari a prendere le decisioni importanti;
  • il protagonista passa molte pagine a pensare, ricordare, osservare;
  • quando arriva la crisi, qualcun altro lo salva;
  • se lo togli da alcune scene, la storia non cambia.

Un test semplice: elenca le svolte principali del libro e chiediti, per ognuna, chi l'ha provocata. Se la risposta raramente è il protagonista, hai trovato il problema.

Perché il lettore si stacca

Il lettore si lega a un personaggio attraverso le sue scelte. Ogni decisione rivela chi è, e crea attesa: cosa succederà adesso che ha fatto questo? Un personaggio che non sceglie non rivela nulla e non crea attesa. Si può provare compassione per lui, ma difficilmente si tifa.

Passivo non vuol dire tranquillo

Attenzione a non confondere passività e carattere. Un personaggio timido, riflessivo o bloccato dalla paura può essere attivissimo: le sue azioni sono piccole, magari sbagliate, ma sono sue. Chi resta in casa per paura prende comunque una decisione, e quella decisione ha conseguenze.

Il problema non è l'intensità dell'azione, è l'assenza di scelta.

Come renderlo attivo

Dagli un obiettivo concreto. Un personaggio senza obiettivo può solo reagire. Anche un desiderio piccolo, purché chiaro, lo mette in movimento.

Trasforma le reazioni in decisioni. Quando succede qualcosa, il protagonista non deve solo sentire: deve scegliere cosa fare. Scappare o restare, mentire o confessare, chiedere aiuto o fare da solo.

Lascia che sbagli. Una scelta sbagliata è molto più interessante di nessuna scelta. Gli errori creano conseguenze, e le conseguenze creano storia.

Togli le coincidenze. Ogni volta che un evento casuale fa avanzare la trama, chiediti se il protagonista potrebbe provocarlo lui: cercare l'informazione invece di riceverla, andare a cercare la persona invece di incontrarla per caso.

Fagli risolvere il climax. Il momento decisivo del libro deve dipendere dalla sua scelta. Se lo salva qualcun altro, il lettore sente che il viaggio non è servito.

Quando la passività è voluta

Esistono romanzi con protagonisti volutamente passivi: personaggi schiacciati da un sistema, testimoni, figure che imparano proprio ad agire. Funzionano quando la passività è il tema, e quando il libro costruisce verso un momento in cui il personaggio, finalmente, sceglie. Anche lì, la scelta arriva.

Domande frequenti

Un protagonista che osserva, come un narratore testimone, è passivo?

Può non esserlo, se ha un suo desiderio e fa scelte che contano, anche solo quella di raccontare o di intervenire. Il narratore testimone funziona quando la storia che osserva lo cambia.

Come rendo attivo un personaggio imprigionato o malato?

Le sue scelte si spostano su un altro piano: cosa dire, a chi fidarsi, cosa rifiutare, come usare le poche possibilità che ha. Più lo spazio è stretto, più ogni decisione pesa.

Il protagonista deve essere attivo in ogni scena?

Non per forza, ma in ogni scena in cui è presente dovrebbe volere qualcosa. Qualche scena di reazione è naturale, purché porti a una nuova decisione.

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