Immagine e figura retorica nella poesia

· Roberto Sirolo · 3 min di lettura

L'immagine è il cuore di gran parte della poesia: il momento in cui il linguaggio smette di nominare le cose e comincia a metterle in relazione. Ma l'immagine è anche il punto in cui si concentrano gli errori più comuni: l'accumulo, l'astrazione, la spiegazione.

L'immagine concreta batte quella astratta

Un'immagine forte è quasi sempre concreta: un oggetto, un gesto, un dettaglio sensoriale che il lettore può vedere, sentire, toccare nella mente. "Il dolore era un peso insopportabile" è astratto e non lascia niente. "Portava il lutto come si porta un cappotto d'estate" è concreto: il lettore sente il calore, l'imbarazzo, l'inadeguatezza, senza che nessuna di queste parole sia scritta.

La regola pratica: quando scrivi un'immagine astratta, chiediti a quale cosa concreta corrisponde. Spesso la versione concreta era lì, sotto, e diceva la stessa cosa con più forza.

Una metafora sola, sviluppata

L'errore più diffuso nelle prime poesie è l'accumulo: quattro metafore diverse nello spazio di quattro versi, ciascuna nuova, ciascuna abbandonata subito. Il lettore non riesce a stare dietro, e nessuna immagine ha il tempo di lavorare.

Una poesia forte spesso ha una sola immagine centrale, tenuta e sviluppata: introdotta, poi ripresa da un'angolazione diversa, poi portata a una conseguenza. La metafora del lutto come cappotto d'estate, se torna nella strofa dopo — chi lo indossa che si toglie i bottoni, che cerca ombra — diventa una struttura, non un ornamento.

Non spiegare la figura

L'immagine che il poeta spiega perde la sua forza. "Come una foglia nel vento — cioè, mi sentivo senza controllo, in balia degli eventi" annulla il lavoro che l'immagine avrebbe fatto da sola. Il lettore capisce "foglia nel vento" senza bisogno della glossa, e quella comprensione immediata, non mediata da una spiegazione, è l'effetto poetico.

Se senti il bisogno di spiegare un'immagine, di solito il problema è che l'immagine non è abbastanza precisa, non che al lettore manca un aiuto.

Le figure oltre la metafora

La metafora e la similitudine sono le più visibili, ma la poesia lavora con molte altre figure: la sineddoche (la parte per il tutto), la metonimia (una cosa per un'altra a lei legata), la personificazione, l'ossimoro, l'ipallage. Non serve conoscerne i nomi per usarle, ma sapere che esistono aiuta a non ridurre ogni immagine a "X è come Y".

Spesso l'immagine più efficace non è una metafora dichiarata ma un dettaglio scelto per sineddoche o metonimia: "le mani screpolate sul volante" dice della vita di una persona più di qualunque paragone.

L'immagine sfruttata fino in fondo

Un'immagine introdotta e poi dimenticata è uno spreco. Se in una poesia compare il mare, e poi il mare non torna mai — nel lessico, nel ritmo, in un'altra immagine che lo richiama — quel mare era decorazione. Le poesie più compatte usano ogni immagine più di una volta, facendola risuonare in punti diversi del testo.

Lavorare le immagini in revisione

La revisione di una poesia è in gran parte lavoro sulle immagini: tagliare quelle in eccesso, rendere concrete quelle astratte, togliere le spiegazioni, sviluppare quella centrale. Confrontare due versioni con scelte diverse è il modo più affidabile di capire quale immagine regge. In NovLore la cronologia delle versioni tiene traccia di ogni riscrittura in place, così puoi provare a togliere una metafora, svilupparne un'altra, e tornare indietro se la versione precedente era più forte.

Domande frequenti

Quante metafore può contenere una poesia breve?

Non c'è un numero, ma il principio è: meglio una sviluppata che tre abbozzate. Se ogni verso introduce un'immagine nuova, quasi sempre la poesia guadagna a sceglierne una o due e lasciar cadere le altre.

Un'immagine può essere astratta e funzionare lo stesso?

Raramente. L'astrazione ("la solitudine", "il tempo", "la perdita") tende a scivolare via senza lasciare traccia. Quando un'immagine astratta funziona, di solito è perché è ancorata a qualcosa di concreto nel verso vicino.

Devo evitare le similitudini e usare solo metafore?

No. La similitudine ("come...") è più esplicita e a volte è proprio quello che serve. La differenza fra similitudine e metafora conta meno della precisione dell'immagine: una similitudine esatta batte una metafora vaga.

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