La bibbia dell'opera: cosa metterci

· Roberto Sirolo · 4 min di lettura

Dopo qualche mese su un romanzo nessuno ricorda di che colore erano gli occhi di un personaggio secondario apparso al capitolo 3, né in che anno è ambientato l'antefatto. La bibbia dell'opera è il posto dove queste cose stanno scritte una volta sola, così non le reinventi ogni volta in modo diverso.

Che cos'è

È un documento unico — un file, un quaderno, un pannello nell'app di scrittura — che raccoglie i fatti fissi della storia: quelli che, una volta decisi, non dovrebbero cambiare senza una ragione. Non è il diario delle idee né la scaletta: è l'archivio di ciò che nel testo è già stabilito.

La differenza pratica: la scaletta dice cosa succederà, la bibbia dice com'è fatto il mondo in cui succede.

Le schede che contiene

Cinque sezioni coprono la quasi totalità dei bisogni.

Sezione Cosa registra Campo più utile
Personaggi aspetto, età, voce, relazioni, cosa vogliono "verità e bugia" per l'arco
Luoghi geografia, atmosfera, chi ci vive, distanze mappa mentale degli spostamenti
Oggetti armi, lettere, eredità, qualsiasi cosa ricorra chi ce l'ha adesso
Cronologia date, età relative, ordine degli eventi quanti anni prima è l'antefatto
Regole del mondo magia, tecnologia, leggi, usanze i limiti, non solo i poteri

Per la narrativa realistica le "regole del mondo" diventano continuità di dettaglio: che lavoro fa un personaggio, che macchina guida, come si chiama il bar sotto casa.

Cosa NON mettere

  • Le idee ancora aperte. Se non hai deciso come muore l'antagonista, non scriverlo nella bibbia: tienilo negli appunti. La bibbia registra il deciso, non il possibile.
  • Interi paragrafi di backstory. Un personaggio non ha bisogno di tre pagine di infanzia: ha bisogno della ferita, della bugia, di due o tre fatti concreti. Il resto lo scopri scrivendo.
  • Duplicati del testo. La bibbia non è dove ricopi le scene: è dove annoti che in quella scena il personaggio ha ricevuto la cicatrice sul polso.

Una bibbia troppo dettagliata non viene aggiornata, e una bibbia non aggiornata è peggio di nessuna: ti fidi di un dato falso.

Come tenerla aggiornata

La regola che funziona: la si aggiorna alla fine di ogni sessione di scrittura, non durante. Cinque minuti in cui scorri quello che hai scritto e ti chiedi: ho introdotto un personaggio? un luogo? ho dato una data, un'età, un dettaglio fisico? Se sì, lo aggiungi.

Aggiornarla durante la scrittura spezza il flusso; non aggiornarla affatto significa ritrovarsi al capitolo 20 con due versioni dello stesso fatto. Il momento giusto è quello in cui hai già smesso di scrivere ma ricordi ancora cosa hai deciso.

Perché conviene averla dall'inizio

Chi comincia la bibbia a metà libro passa una giornata a spulciare i capitoli scritti per recuperare i dati. Chi la tiene dal primo capitolo la costruisce in cinque minuti alla volta senza accorgersene. Il costo è lo stesso; cambia solo se lo paghi diluito o tutto insieme.

Domande frequenti

Serve anche a chi scrive un solo romanzo, non una serie?

Sì. La coerenza interna di un romanzo di 90.000 parole scritte in un anno è già un problema di memoria. Le serie ne aggiungono uno: la coerenza fra volumi. Ma il primo esiste anche per un libro singolo.

Meglio un file, un quaderno o uno strumento dedicato?

Quello che apri davvero. Un quaderno è comodo ma non si cerca; un file di testo si cerca ma si disordina; un pannello dentro l'editor tiene le schede accanto al testo e si compila senza cambiare finestra. L'importante è che sia uno solo: due bibbie che divergono sono il problema che volevi evitare.

Quanto tempo richiede tenerla?

A regime, cinque minuti a sessione. La prima compilazione di un personaggio principale può richiedere mezz'ora, ma è tempo che toglie alla riscrittura futura, non lo aggiunge.

Cosa faccio se una scelta della bibbia non mi piace più?

La cambi, ma consapevolmente: aggiorni la scheda e segni su una lista i punti del testo già scritti da correggere. Il pericolo non è cambiare idea, è cambiarla e dimenticare metà delle occorrenze vecchie.

La bibbia dell'opera va data all'editor o al traduttore?

Sì, è uno dei suoi usi migliori. Un traduttore che ha la lista dei nomi propri, delle loro pronunce e delle regole del mondo commette molti meno errori di continuità. Vale lo stesso per un beta reader attento.

Continua a leggere

NovLore è lo studio di scrittura dove struttura e testo della tua opera vivono nello stesso posto.