Scrivere l'umorismo nella narrativa

· Roberto Sirolo · 3 min di lettura

Chi racconta una barzelletta a voce ha il tono, le pause, l'espressione del viso. Chi scrive ha solo le parole, nell'ordine in cui le mette. Per questo l'umorismo è una delle cose più difficili da ottenere sulla pagina, e una delle più apprezzate quando riesce. Non serve scrivere un romanzo comico: anche un libro drammatico guadagna molto da qualche momento che strappa un sorriso.

Il contrasto

Quasi tutto l'umorismo narrativo nasce da un contrasto:

  • fra aspettativa e realtà: il lettore si aspetta una cosa, ne arriva un'altra;
  • fra tono e contenuto: raccontare una catastrofe con la calma di un verbale, o una sciocchezza con la solennità di un'epopea;
  • fra personaggio e situazione: il pignolo in mezzo al caos, il timido costretto a fare un discorso.

Quando cerchi di rendere divertente un passaggio, chiediti dove si trova il contrasto, e come renderlo più netto.

Il ritmo e la parola finale

Sulla pagina, il tempo comico lo decide la costruzione della frase. La regola più utile: la parola che fa ridere va alla fine. Se la sorpresa arriva a metà frase e poi la frase continua, l'effetto si disperde.

Aveva preparato il discorso per settimane, provato davanti allo specchio, imparato ogni pausa. Poi si alzò, e il microfono non era acceso.

Brevità e pulizia contano: una battuta spiegata o allungata muore.

L'umorismo che viene dai personaggi

Le battute inserite dall'autore si notano, e spesso invecchiano male. L'umorismo più duraturo nasce dal modo in cui un personaggio vede il mondo: le sue manie, le sue convinzioni esagerate, la sua logica personale applicata con coerenza a situazioni in cui non funziona.

Un personaggio che prende tutto alla lettera, uno che si lamenta in modo elaborato, uno sempre ottimista nel momento sbagliato: li metti in una situazione, e l'umorismo arriva senza bisogno di battute.

L'understatement

Una delle tecniche più efficaci nella narrativa è il sottotono: descrivere qualcosa di enorme con parole minime.

La serata non era andata come previsto. La casa, per esempio, adesso era più piccola di una stanza.

L'effetto nasce dalla distanza fra la gravità dei fatti e la misura delle parole. Funziona particolarmente bene con un narratore dalla voce asciutta.

Umorismo e dramma insieme

Nei romanzi seri, un momento di leggerezza non indebolisce il dramma: lo rende più forte. Dà respiro al lettore, rende i personaggi più umani e fa sentire più duro il colpo quando arriva. Le persone reali scherzano anche nei momenti peggiori, e i personaggi che lo fanno sono più credibili.

Il rischio è sbagliare il momento: una battuta nel cuore di una scena di dolore può rompere l'atmosfera, a meno che non sia il personaggio stesso a usarla per difendersi dal dolore.

Cosa evitare

  • Spiegare la battuta, anche solo con un "rise di gusto" dopo.
  • Accumulare battute una dopo l'altra: il lettore si stanca e smette di ridere.
  • Umorismo che sminuisce i personaggi senza affetto: il lettore sente il disprezzo dell'autore.
  • Riferimenti troppo legati al momento, che fra qualche anno nessuno capirà.

Domande frequenti

Si può imparare a scrivere in modo divertente?

In buona parte sì. L'umorismo sulla pagina è soprattutto tecnica: contrasto, ritmo, economia di parole. La sensibilità conta, ma il lavoro di revisione sulle frasi fa una grande differenza.

Come capisco se un passaggio è davvero divertente?

Rileggilo dopo qualche giorno, quando non ricordi più la battuta. Se non ti fa sorridere, probabilmente non farà sorridere il lettore. Anche un lettore esterno è un buon test, purché non gli dica che doveva essere divertente.

L'umorismo si traduce bene?

Quello che nasce dalle situazioni e dai personaggi sì; quello che si basa su giochi di parole molto meno. Se pensi a lettori in altre lingue, punta sul primo tipo.

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