Metafore e similitudini nella prosa narrativa
"Il cuore le batteva come un tamburo." Una similitudine così non è sbagliata, ma non fa vedere niente: il lettore l'ha già letta cento volte e la sua mente la salta. All'opposto, una prosa in cui ogni frase contiene un'immagine elaborata stanca e distrae. Le figure retoriche nella narrativa sono uno strumento potente, e proprio per questo vanno dosate con cura.
A cosa servono
Una metafora o una similitudine riuscita fa due cose insieme: fa vedere qualcosa con precisione e dice qualcosa su chi guarda. "La sala d'attesa aveva l'allegria di un acquario spento" descrive la luce, il silenzio, l'immobilità, e anche lo stato d'animo di chi la osserva.
Se un'immagine non aggiunge né precisione né significato, è decorazione.
Il nemico: il cliché
Le immagini consumate non evocano più nulla: bianco come la neve, freddo come il ghiaccio, occhi come stelle, lacrime come perle. Il lettore le riconosce e non le vede.
Un modo per uscirne è chiedersi come lo direbbe questo personaggio, in questa situazione. Un meccanico, un'infermiera, un bambino di sette anni non paragonerebbero la stessa cosa alle stesse immagini.
L'immagine nasce dal punto di vista
Le figure retoriche più efficaci vengono dal mondo del personaggio che racconta. Un contadino che guarda il cielo prima di un temporale può vederlo "del colore del grano marcito"; un pilota lo vedrebbe in un altro modo. Quando l'immagine è coerente con chi guarda, rafforza la voce; quando è l'immagine brillante dell'autore messa in bocca a un personaggio che non l'avrebbe mai pensata, stona.
Metafore mescolate
Un errore frequente è combinare due immagini incompatibili nella stessa frase: "Il progetto era una nave che prendeva il volo". La nave e il volo si scontrano, e il lettore, invece di vedere, si ferma a chiedersi cosa stia succedendo. Se usi una metafora, portala avanti coerente, o chiudila prima di aprirne un'altra.
Quante, e dove
Non esiste una regola numerica, ma alcuni principi aiutano:
- meno nei momenti di azione: nel pieno di una scena veloce, un'immagine elaborata rallenta;
- di più nei momenti di sospensione: descrizione, riflessione, attesa possono ospitare un'immagine forte;
- mai in serie: tre similitudini una dopo l'altra si annullano a vicenda;
- una forte è meglio di tre discrete.
Similitudine o metafora?
La similitudine dichiara il paragone ("come", "simile a"), la metafora lo sottintende. La metafora è più compatta e più audace; la similitudine è più chiara e più morbida. Nessuna delle due è superiore: la scelta dipende dal ritmo della frase e da quanto l'immagine è insolita. Più è inattesa, più una similitudine aiuta il lettore a seguirla.
In revisione
Rileggendo, sottolinea tutte le figure retoriche di un capitolo e chiediti per ognuna: la vedrei, se la leggessi in un libro altrui? Mi dice qualcosa di nuovo? Il personaggio la penserebbe? Quelle che non superano le tre domande di solito si possono togliere senza perdere nulla, e la prosa diventa più limpida.
Domande frequenti
Una prosa senza metafore è povera?
No. Molti autori scrivono in modo asciutto, con pochissime figure retoriche, e ottengono una grande forza. La qualità della prosa sta nella precisione, non nella quantità di immagini.
Posso usare un cliché consapevolmente?
Sì, se è il personaggio a usarlo, magari in un dialogo, e se dice qualcosa di lui. Un cliché in bocca a un personaggio banale lo caratterizza; nella voce del narratore, invece, pesa sulla prosa.
Come trovo immagini originali?
Guardando le cose con attenzione concreta: com'è davvero la luce, il suono, la consistenza. Le immagini nuove nascono dall'osservazione precisa, non dallo sforzo di essere originali a tutti i costi.