Scrivere l'azione in sceneggiatura
Fra una battuta e l'altra, in una sceneggiatura, ci sono le righe d'azione: la descrizione di quello che accade sullo schermo. È la parte in cui chi arriva dalla narrativa porta più abitudini che qui non funzionano, perché la sceneggiatura non è un testo da leggere per il piacere della prosa: è un documento di lavoro che deve comunicare in fretta cosa vedrà lo spettatore.
Solo quello che la macchina da presa riprende
La regola fondamentale delle righe d'azione è che descrivono solo ciò che si vede e si sente: gesti, movimenti, espressioni visibili, suoni, oggetti, ambienti. Non descrivono quello che un personaggio prova dentro, il suo passato, i suoi pensieri, le sue intenzioni non manifestate.
"Marco è distrutto dal senso di colpa per quello che è successo dieci anni prima" non è azione: non c'è modo di riprenderlo. "Marco fissa la fotografia. La rimette a faccia in giù" è azione: mostra lo stesso stato interiore attraverso ciò che si vede. Il lavoro dello sceneggiatore è trovare il gesto visibile che comunica l'invisibile.
Al presente, in blocchi brevi
Le righe d'azione si scrivono al presente indicativo: "entra", "si volta", "prende il bicchiere". E si spezzano in blocchi brevi, spesso di una o due righe, separati da spazi. Un paragrafo lungo di azione rallenta la lettura e nasconde i momenti importanti dentro un muro di testo.
Spezzare l'azione in blocchi ha anche una funzione di regia implicita: ogni blocco tende a corrispondere a un'inquadratura o a un movimento, e la lunghezza dei blocchi comunica il ritmo. Blocchi corti e secchi si leggono veloci; l'occhio scorre, e quella velocità è l'informazione che dice al lettore "questa scena è concitata".
Verbi concreti, pochi aggettivi
L'azione forte si regge sui verbi: "afferra", "scaraventa", "sussurra" dicono più di "prende con violenza", "getta con forza", "dice a voce bassa". Un verbo preciso elimina la necessità dell'avverbio.
Gli aggettivi vanno usati con parsimonia, e solo quando aggiungono un'informazione visibile che conta: "una stanza spoglia" dice qualcosa, "una stanza malinconica e piena di ricordi" descrive un'atmosfera che la scenografia renderà a modo suo e che non aiuta il lettore a vedere la scena.
La velocità di lettura è parte del testo
In sceneggiatura, quanto veloce si legge una pagina è un'informazione deliberata. Una scena d'azione scritta in blocchi brevissimi, con frasi di poche parole, si legge in pochi secondi, e quella sensazione di rapidità è quello che comunica il ritmo della scena a chi legge — un produttore, un regista, un attore. Una scena di dialogo lento e denso si legge più lentamente, e va bene così.
Scrivere l'azione senza pensare alla velocità di lettura è come scrivere musica senza pensare al tempo: il testo funziona sulla pagina ma non trasmette il ritmo che avrà sullo schermo.
Cosa non mettere nelle righe d'azione
Fuori dalle righe d'azione: i pensieri dei personaggi, il loro passato, le loro motivazioni non visibili, le indicazioni di regia troppo dettagliate ("primo piano stretto su..."), la descrizione estesa dell'atmosfera. Anche i nomi di oggetti che non entrano mai in scena e le informazioni di worldbuilding che il pubblico non vedrà. Ogni riga d'azione che descrive qualcosa che lo spettatore non percepirà è una riga scritta per il lettore sbagliato.
Lavorare sulle righe d'azione in revisione
Le righe d'azione si asciugano quasi sempre in revisione: alla prima stesura tendono a essere troppo dense, con descrizioni da romanzo che rallentano la pagina. Rileggere una scena cronometrando quanto ci si mette a leggerla, e confrontarla con il ritmo che dovrebbe avere, aiuta a capire dove tagliare. In NovLore la struttura del testo in scene e la cronologia delle versioni vivono nello stesso posto, così puoi asciugare l'azione di una scena e recuperare la versione precedente se hai tagliato qualcosa che serviva.
Domande frequenti
Posso scrivere quello che un personaggio pensa nelle righe d'azione?
No, non nel senso di descrivere direttamente un pensiero interiore. Puoi però mostrare il pensiero attraverso un gesto visibile: un'esitazione, uno sguardo, un oggetto raccolto e riposato. Il lavoro è tradurre l'interiore in visibile.
Quanto lunghe possono essere le righe d'azione?
Il più corte possibile pur restando chiare. Blocchi di una o due righe sono la norma; un blocco di cinque o sei righe di fila è quasi sempre un segnale che l'azione va spezzata o asciugata. La lunghezza dei blocchi comunica il ritmo, quindi va controllata come si controlla il ritmo.
Devo indicare le inquadrature nelle righe d'azione?
In generale no, a meno che l'inquadratura non sia strutturalmente necessaria alla scena. Le sceneggiature di sviluppo tendono a lasciare le scelte di ripresa al regista: spezzare l'azione in blocchi suggerisce già un montaggio senza doverlo dichiarare.