Il discorso indiretto libero: cos'è e come usarlo

· Roberto Sirolo · 3 min di lettura

Prendiamo tre modi di raccontare lo stesso pensiero. Discorso diretto: "Non ce la farò mai", pensò Marta. Discorso indiretto: Marta pensò che non ce l'avrebbe mai fatta. Discorso indiretto libero: Non ce l'avrebbe mai fatta. Mai. Nel terzo caso non ci sono virgolette, non c'è "pensò", eppure capiamo che è Marta a pensarlo. È il discorso indiretto libero, una tecnica che molti usano senza saperne il nome.

Come funziona

Nel discorso indiretto libero la frase resta formalmente del narratore, in terza persona e con i tempi del racconto, ma il contenuto e il tono appartengono al personaggio. Il lettore sente i suoi pensieri come se passassero direttamente sulla pagina, senza la mediazione di un "pensò che".

Segnali tipici:

  • domande ed esclamazioni del personaggio: Come aveva potuto crederci?
  • parole e giudizi suoi, non del narratore: Quel cretino di suo cognato, naturalmente.
  • espressioni colloquiali o gergali che il narratore da solo non userebbe;
  • frasi spezzate, ripetizioni, esitazioni tipiche del pensiero.

Perché è così efficace

Il discorso indiretto libero avvicina il lettore alla mente del personaggio senza interrompere il flusso. Le virgolette e i "pensò" creano piccole cornici, ricordano al lettore che qualcuno sta riferendo. L'indiretto libero toglie la cornice: per un momento, narratore e personaggio coincidono.

È per questo che è lo strumento principale del punto di vista ravvicinato. Permette di raccontare in terza persona con l'intimità della prima.

L'effetto ironia

C'è un uso più sottile: poiché la voce del personaggio si mescola a quella del narratore, il lettore può percepire una distanza. Se il personaggio si illude, il discorso indiretto libero riporta le sue illusioni con le sue parole, e il lettore capisce da solo che non stanno così.

Era evidente che il direttore la stimava. L'aveva guardata due volte, durante la riunione.

Nessun commento del narratore, eppure il lettore sorride.

Errori comuni

Confondere il lettore su chi pensa. Se in una scena ci sono più personaggi, il discorso indiretto libero deve appartenere chiaramente a quello che ha il punto di vista. Saltare dalla testa di uno a quella di un altro disorienta.

Esagerare con il tono del personaggio. Un intero capitolo di esclamazioni e frasi spezzate stanca. L'indiretto libero funziona meglio alternato alla narrazione più neutra.

Mescolarlo con i "pensò". Scrivere in indiretto libero e poi aggiungere "pensò lei" crea una ridondanza: il lettore aveva già capito.

Come esercitarsi

Prendi un passaggio in cui hai scritto pensò che, si chiese se, si rese conto che. Togli il verbo, riporta il pensiero con le parole che userebbe il personaggio, e rileggi. Spesso il passaggio diventa più vivo e più breve. Non tutti i "pensò" vanno eliminati, ma è sorprendente quanti se ne possano togliere.

Domande frequenti

Il discorso indiretto libero si usa anche in prima persona?

In prima persona il narratore è già il personaggio, quindi la distinzione si attenua. Si parla di indiretto libero soprattutto per la terza persona, dove fonde due voci distinte.

Posso usarlo per più personaggi nello stesso romanzo?

Sì, ma di solito uno per volta, legato al personaggio che ha il punto di vista in quella scena o in quel capitolo. Cambiare personaggio in modo chiaro, per esempio con un cambio di capitolo, evita confusione.

Serve il corsivo per i pensieri?

Con il discorso indiretto libero no: il corsivo si usa semmai per il pensiero diretto, in prima persona e al presente. L'indiretto libero si integra nella narrazione senza segni grafici.

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